La memoria di Narni

Insieme per indagare, scoprire, conoscere, esporre la storia della Comunità narnese e del suo territorio

Istituto assistenza infanzia Beata Lucia

STORIA ISTITUZIONALE

 Nel ‘700 il fenomeno dell’abbandono neonatale conobbe un grande incremento tanto da essere definito “il secolo dei trovatelli” in buona parte dell’Europa; un editto pubblicato nel 1731 di Mons. de Carolis, commendatore dell'ospedale S. Spirito in Sassia di Roma che accoglieva i proietti, esortava alla cura e al mantenimento dei bambini che venivano abbandonati presso le chiese, conventi e persino lungo le strade. Per  alleviare il lavoro svolto dall'istituto romano, venne incentivata l'apertura di altri centri di assistenza per l'infanzia abbandonata.

Il pontefice Clemente X con breve del 6 marzo 1738 conferiva al Cardinale Martino Innico Caracciolo, nominandolo Protettore e Visitatore in sua vece, tutte le facoltà per erigere nelle provincie dello stato ecclesiastico degli istituti per ricevere ed allevare proietti; a tale scopo, il Cardinale scelse le città di Narni, Viterbo e Spoleto. La località di Narni  fu scelta come luogo idoneo all'erezione di un Brefotrofio per la posizione geografica nell’ambito della Provincia dell’Umbria; in precedenza tutti i proietti venivano inviati a Roma  presso l'ospedale del S. Spirito, ma i disagi del viaggio e l’incuria degli incaricati del trasporto causavano una moria dei neonati. Il brefotrofio fu operativo dallo stesso anno con la denominazione Ospedale dei Proietti poi con l’aggiunta Brefotrofio della Beata Lucia e ricevette l’ufficializzazione con decreto del Cardinale commissario del 3 maggio1739 (festa di S. Giovenale patrono della città) e con l’approvazione dello statuto il giorno 9 dello stesso mese.

L’istituto doveva ricevere gli esposti delle diocesi di Narni, Terni, Amelia, Rieti e Sabina, finanziandosi, per decreto papale, con i proventi derivati dalla tassazione e soppressione di alcuni luoghi pii delle diocesi di riferimento i cui beni (fondi rustici e urbani, frutti dei censi e dei luoghi di monte) divennero parte del patrimonio (le copie dei decreti sono reperibili in Archivio, contenuti nei volumi della serie Atti dei Superiori); inizialmente furono utilizzati alcuni locali dell’Ospedale della SS. Trinità, a lato della chiesa di S. Agnese, che già svolgeva questa funzione (gli esposti venivano qui raccolti ed inviati al Santo Spirito di Roma, vedi b. 9 serie Carteggio amministrativo, fasc. 2 “Nota dei Proietti spediti in Roma dal ven. Ospedale della SS. Trinità di Narni per anni dodici dal primo genn. 1726 a tutto dec. 1737”), ma l’esigenza di spazi notevolmente più ampi spinse il Commissario ad individuare come sede un nuovo edificio da costruire nella piazza allora denominata Cajola., acquistando il terreno e alcune costruzioni da demolire.

In un decreto emanato il 14/1/1740, il Card. Caracciolo ribadì con forza i requisiti degli aventi diritto all'ammissione nei brefotrofi ed il dovere dei parroci di rilasciare certificati relativi agli esposti a titolo del tutto gratuito.

L’incarico del progetto fu affidato all’architetto Paolo Posi; il complesso comprendeva inizialmente la casa per gli esposti, la chiesa, l’abitazione per il personale (balie, priora, portinaia), locali ad uso degli amministratori e del computista, orto e magazzini. La cerimonia per la posa della prima pietra per la “nuova fabbrica” avvenne il 10 aprile 1741 ed i lavori si protrassero fino al 1750 quando, con l’apertura della nuova sede fu istituito anche il Conservatorio delle zitelle, ala che doveva ospitare le bambine dai 10 anni presenti nel brefotrofio.

Il Cardinale Caracciolo alla fine del 1743 fu nominato nunzio apostolico presso il re di Spagna e lasciò il suo incarico di commissario del brefotrofio al cardinale Giuseppe Maria Castelli che incrementò il patrimonio grazie ad un nuovo decreto emanato il 15/5/1747, con  quale determinava l’ulteriore soppressione di luoghi pii nella diocesi di Rieti, i cui beni (mobili ed immobili, lasciti, eredità, legati) vennero trasferiti al brefotrofio. Fece inoltre istituire nel Conservatorio, nel 1751 anno successivo all' inaugurazione, la manifattura “...de’ panni da fasce e fettucciami”.

Castelli proseguì la sua opera di protettore e visitatore fino al 1780, anno della sua morte. Papa Pio VI nominò quindi il card. Innocenzo Conti che poco dopo fu colpito da grave malattia in seguito alla quale nel giro di tre anni morì. In quegli anni le condizioni economiche del brefotrofio erano in difficoltà, il cardinale successore Francesco Carrara risanò i conti, nel 1787 nominò un computista da Roma che, al termine del suo lavoro di revisione, compilò una precisa relazione sullo stato dei beni e che costituisce il volume conservato nell’archivio denominato “Cabreo”. Il card. Carrara nel corso della prima visita fatta presso il luogo pio, esaminò e verificò la tenuta dell'amministrazione dei beni e si accorse che parte delle compagnie soppresse o tassate annualmente, in forza dei decreti emanati dai precedenti visitatori apostolici, non adempievano ai loro doveri. Ordinò allora che venisse redatto un cabreo, ossia un inventario descrittivo dei beni (beni mobili e immobili, diritti, servitù, valore delle proprietà, confini) per avere un completo elenco e descrizione di tutti i capitali attivi e per aggiornare l'amministrazione delle entrate. Nel 1782 era stato acquistato palazzo Cardoli (rogito del notaio Moscucci del 27-7-1782) per  incrementare gli spazi destinati all'ospizio.

Nelle città di Terni, Rieti e Amelia furono approntate delle case di accoglienza per raccogliere temporaneamente, prima del trasporto in Narni, gli esposti dei rispettivi circondari. L’amministrazione dell’istituto era affidata a Deputati che si riunivano per deliberare sia sulla gestione finanziaria che educativa, incaricando un ministro (amministratore) generale per l’esecuzione delle decisioni adottate ed un computista che attendesse al disbrigo delle incombenze contabili. Il ministro aveva anche la funzione di esattore e fattore supervisore sui terreni e produzioni agrarie. Venne poi introdotta la figura del Segretario verbalizzante e notaio del brefotrofio. I compiti del ministro generale erano inizialmente molteplici, come recita il primo  statuto “...fare intieramente quel tanto che occorre per il buon andamento dell'Ospedale o che gli sia comandato da' sigg. Deputati...”, tra cui registrare i proietti negli appositi registri e reperire le balie, dare conto con un bilancio mensile, secondo i conti tenuti dal computista, durante la prima adunanza di ogni mese.I beni rustici acquisiti furono organizzati in colonìe, date in affitto a coloni con procedure e durata variabili nel tempo.

Dal 1793 il commissario visitatore incaricato fu il card. Stefano Borgia.

Nel periodo della II Repubblica Romana (1798-1799) la gestione era affidata a degli Ispettori che si riunivano presso la sede municipale e l’istituto era chiamato Ospedale dei figli della Patria; furono soppresse altre confraternite ed i beni trasferiti al brefotrofio, ma nell’ottobre 1799 con la restaurazione furono ripristinati i luoghi pii ed i rispettivi beni restituiti.

Durante il periodo francese (1809-1815) l’amministrazione era tenuta da una Commissione Amministrativa degli Ospizi e dell’Ospedale di Narni, che faceva capo alla Commissione Amministrativa degli Esposti in Roma; in questi anni furono unificate le amministrazioni del brefotrofio, ospedale degli infermi e O.P. Alberti. La Commissione era presieduta dal Maire e l’andamento dell’attività dell’istituto non subì altre modifiche; tra il 1809 ed il 1810, diminuiti i capitali e aumentato il numero degli esposti, si stabilì una tassa che le comunità delle diocesi di pertinenza dovevano versare in base alla consistenza della popolazione.

Con la restaurazione si tornò alla precedente gestione dei Deputati, le amministrazioni dei tre enti furono scisse e fu nominato commissario visitatore il card. Galletti fino al 1820, quando gli successe il card. Rivarola che mantenne l’incarico fino al 1842.

La svalutazione delle rendite, l'eccessivo aumento della popolazione e delle tasse dovute, rendevano oneroso il mantenimento dell'istituto, per cui gli amministratori chiesero e ottennero nuovi finanziamenti: il 26 aprile 1817 la Sacra Congregazione del Buongoverno istituì una tassa a carico delle comunità aventi il diritto di trasportare gli esposti. Nel biennio 1817-1819 fu eseguita un' operazione di valutazione dei beni analoga a quella che portò alla compilazione del Cabreo nel 1790; in questa occasione furono prima prodotte delle tavole acquerellate dei terreni posseduti dall'istituto raccolte in un volume, poi un Libro dei capitali descrittivo (vedi serie capitali e censi reg. n. 13) che elenca i terreni posseduti nel territorio di Narni e al quale le piante fanno riferimento. La descrizione delle proprietà nel Libro dei capitali colloca la redazione delle piante tra il 1817 ed il 1818.

Nel 1818 il complesso degli edifici che costituivano il brefotrofio era organizzato in un’ala adibita a conservatorio con annessa chiesa, un ospizio per i proietti maschi, un locale per le nutrici, l'abitazione per il Ministro, stanze per le riunioni dei Deputati (cittadini ed ecclesiastici sotto le dipendenze del Cardinale), per gli impiegati (segretario, cassiere, computista, esattore); inoltre un settore era adibito ad appartamento per ii Visitatore. In un braccio separato si trovava il locale per ricevere i proietti nella ruota; qui, al suono di una campanella, una donna era sempre pronta a prendere in custodia gli esposti, mentre i proietti ricevuti in altri paesi delle diocesi di pertinenza, venivano portati in Narni in una cesta. Il numero degli assistiti ammontava a 430 individui tra Conservatorio, ospizio, neonati a balia, divezzi ed esterni.

Successivamente all'Unità d'Italia, la gestione finanziaria-amministrativa del brefotrofio fu affidata alla locale Congregazione di Carità.

IL 2 giugno 1862 fu aperto un asilo infantile che ebbe il riconoscimento ufficiale con R.D. del 29/7/1862; il Presidente del consiglio amministrativo fu Pietro Eroli, mentre la prima direttrice Teresa Valli, incarico che manterrà per 45 anni.

Con la Legge del 18/3/1864  vennero destinati all'istituto i contributi dalle provincie di Terni e Rieti; questo porterà, negli anni '20 del secolo successivo, ad una lunga vertenza tra gli enti per la determinazione degli importi.

In scia al nuovo regolamento generale dei brefotrofi deliberato dal Consiglio della Provincia dell’Umbria nel 1878, la Congregazione di carità discusse il nuovo statuto del Brefotrofio, con adeguamenti e riforme prescritte, nell'adunanza del 5/1/1879; questo fu approvato dalla deputazione prov.le dell'Umbria il 14/11/1883,riveduto e corretto dalla Congregazione di Carità e approvato definitivamente nella seduta del 26/9/1885. A partire dal 1879 vennero quindi introdotte nuove norme sulle modalità amministrative di accoglienza; l'ufficio di consegna compilava un verbale di presentazione, in base ad un modulo stabilito, con i dati relativi all'esposto che veniva registrato nel libro matricolare con un proprio numero distintivo, riportato anche sulla medaglietta appesa al collo con un cordoncino da tenersi per tutto il tempo trascorso nell'istituto. Viene codificata l'assegnazione di un cognome, da scegliersi tra i tre regni della natura (animale, vegetale e minerale); già dalla metà del sec. XIX era stato introdotto l'uso di attribuire agli esposti che ne erano privi (perchè non presente nei certificati di battesimo dei bambini) anche il cognome, soprattutto per i maschi.

Negli anni 1911-1912  si procedette ad un ammodernamento che vide una ristrutturazione completa dell'edificio e adeguamento degli impianti idraulici, elettrici e riscaldamento. Nel 1903 l'istituto si era già dotato di un impianto telefonico.

Nel corso del primo conflitto mondiale, alcuni locali del Conservatorio furono forzatamente concessi ad uso ospedale militare di riserva; fu stipulata una convenzione con l'Amministrazione Militare  per gli ambienti  occupati da luglio 1917 a marzo del 1919. Questo comportò lo spostamento in un edificio privato adiacente delle ragazze che patirono non pochi disagi tra cui, oltre alla scarsità di cibo, la mancanza di spazi sufficienti e di acqua, che favorirono contagi di malattie come la tigna, la tubercolosi e la febbre spagnola tra le alunne e le suore, essendo venuti a mancare i locali per l'isolamento. A questo andava aggiunta la sospensione delle attività lavorative e scolastiche ed il ricovero di 12 bambine profughe dalle zone di guerra

Nel corso dell'era fascista le precedenti normative furono sostituite prima dal R.D. 16/12/1923 n. 2900 e successivamente dalla L. 2838 del 6/12/1928.

Nel 1934 fu disposta la separazione dall'amministrazione della Congregazione di Carità ed il Brefotrofio riacquisto' la gestione autonoma; il Cda era composto dal Presidente e dai rappresentanti delle amministrazioni provinciali di Terni e Rieti, due per ogni ente.

La II guerra mondiale portò notevoli disagi nella città; il fabbricato subì i danni dovuti alle incursioni aeree anglo-americane ed alle mine poste dai tedeschi lungo la ferrovia. Il bilancio generale vide tetto, alcuni pavimenti, fondelli e vetrate divelti da schegge e spostamento d'aria; per le condizioni dell'istituto e l'inasprimento degli attacchi, una parte dei minori fu sfollata per qualche mese presso la colonia Alberti di Itieli (1944). Durante questo periodo, i tedeschi in ritirata asportarono viveri dalla dispensa della colonia e nei locali del brefotrofio furono ospitati, per ordine del Comune, alcuni sfollati. Le conseguenze del conflitto determinarono anche un incremento degli abbandoni e nel 1946, dovendo accogliere anche i bambini provenienti da Orvieto in seguito alla chiusura dell’istituto locale, si deliberò di procedere ad un ampliamento degli spazi eseguendo  lavori di adattamento di locali adiacenti al fabbricato principale.

Nel 1960 con decreto del Presidente della Repubblica l’istituto assume la denominazione di “Istituto assistenza infanzia Beata Lucia – Narni”; negli anni '70 il Consiglio di Amministrazione era composto in maniera analoga agli anni ’30, mentre il personale, tra dipendenti fissi e salariati saltuari, ammontava a ca. 90 dipendenti, di cui 15-20 operanti presso l’Azienda agraria. Ci si avvaleva ormai di figure adeguatamente specializzate, con particolari qualifiche tra gli educatori ed il personale addetto alla cura dell’alimentazione, per l'aspetto sanitario, era presente un medico pediatra. Si accoglievano anche i minori delle provincie di Roma e Perugia. La vita interna era articolata nei reparti Materno (per gestanti nubili), Baliatico per lattanti e divezzi (fino ai 18 mesi e con sezione prematuri) e Esposti/Conservatorio per superiori ai 18 mesi che, per motivi di salute di carattere fisico o psicologico, non avevano trovato collocazione presso famiglie. Una dettagliata relazione del 1962 informa sull'organizzazione e attività dell'ente, ripartizione dei locali, presenze e alimentazione dei minori

Nel 1970 l'amministrazione procedeva sostanzialmente secondo le regole stabilite dallo statuto approvato nel 1933; l'istituto accoglieva minori abbandonati fino ad un età non superiore ai 6 anni mentre l'età massima di ricovero era di 11 anni, si tendeva comunque già ad accogliere solamente i bambini fino ai 6. Il personale era ancora prevalentemente religioso, ma specializzato per la cura e l'educazione dei minori, era presente tra i dipendenti un Direttore sanitario specializzato in pediatria ed un'assistente sociale; quest'ultima figura, oltre a seguire lo sviluppo psicologico dei bambini, si occupava del collocamento presso famiglie.

Si crearono degli appartamenti in luogo delle grandi camerate, poiché si passò al sistema di accoglienza dei Gruppi famiglia. Le difficoltà economiche sempre crescenti, portarono il Consiglio di amministrazione a chiedere alla Regione Umbria, nel 1979, l'estinzione dell'Istituto; lo scioglimento venne decretato dal Presidente della Giunta Regionale nel 1980 (Decreto n. 379 del 24/6/1980) e le funzioni, personale e patrimonio furono trasferiti al Comune di Narni.

 

 

ARCHIVIO

L'archivio è sempre stato conservato presso la sede del Brefotrofio, come si evince dalla minuta di risposta ad una missiva del Card. Conti  che chiedeva ai deputati la possibilità di riporre in un luogo sicuro tutta la documentazione lasciatagli dal predecessore; questa la risposta "...qui nella Computisteria esiste l'archivio formale dove si ritengono tutti li libri ed alcune scritture appartenenti all'azienda del nostro Ospedale e detto archivio esiste sin dal principio che fu eretto il medesimo luogo pio.....le menzionate carte saranno collocate nella credenza per maggior custodia..."; nel 1820, come si legge nel verbale di visita apostolica, l'archivio era ancora collocato presso la computisteria, all'interno di un armadio a ripiani e in quell'occasione ne viene verbalizzato il contenuto. La buona conservazione dell'archivio si evince dalla mancanza di lacune cronologiche nelle serie, soprattutto  nella documentazione più importante relativa ai registri degli esposti.

Con R. D. del 12/5/1862 l'amministrazione fu affidata alla Congregazione di Carità di Narni.

In seguito alla successiva separazione delle amministrazioni della Congregazione e del Brefotrofio avvenuta il 28/6/1934, furono materialmente separati anche gli uffici e le competenze e si convenne che tutte le pratiche svolte in comune dall'amministrazione della Congregazione riguardanti i due enti fino al 1925 e per la parte che si riferisce alla corrispondenza restassero all'archivio del Brefotrofio; la corrispondenza dal 1926 al momento della separazione fu invece ripartita tra i due enti in base al titolario (Archivio della Congregazione di Carità, serie Carteggio amministrativo, b. 102, a. 1934, titolo 6, contiene il verbale di consegna del Brefotrofio da parte della Congregazione di Carità).

Alla Congregazione furono riconsegnati anche i partitari dell'entrata e dell'uscita degli esercizi finanziari 1922-1933, le pratiche della ditta Fondi & Carobbi, i fascicoli della LEX, mentre al Brefotrofio restarono le pratiche d'archivio indivisibili, libri di contabilità non meglio specificati. Questa ripartizione fu in parte disattesa, tanto per il carteggio che per parte delle deliberazioni e scritture contabili della Congregazione, che tuttora si trovano conservate presso questo archivio e che, nel corso dell'ultimo riordino, sono state inventariate separatamente e costituiscono l'Archivio della Congregazione di Carità.

Nell'archivio del Brefotrofio sono confluiti anche gli atti prodotti dalle Compagnie, Confraternite e luoghi pii soppressi a favore dell'istituto nel 1739 che ne acquisì sia i beni mobili che immobili, tra cui i rispettivi documenti; questi, nel presente inventario, formano la serie dei fondi aggregati e costituiscono la parte più antica. Una parte della documentazione, relativa alle opere pie e congregazioni di Rieti per gli anni 1429 - 1739, è stata depositata nel 1970 presso l'Archivio di stato di Rieti; l'elenco degli atti è contenuto nella delibera n. 28 del 28/6/1970.

In anni recenti l'amministrazione dell'istituto ha disposto una nuova riorganizzazione delle carte relative ai secc. XVIII e XIX, estrapolandole dai contenitori ottocenteschi ed operando un riordino meramente cronologico, che non rispecchia più l'ordinamento originario. Ne resta una testimonianza nel repertorio risalente presumibilmente al 1940 ca., contenuto nel titolo 1 della busta n. 60 della serie Carteggio amministrativo; un ulteriore prontuario, molto succinto, fu approntato intorno al 1980 e comprende gli atti a partire dal 1934 all'incirca (l'approssimazione è dovuta dalla totale assenza di cronologia nell’elenco).